Ti sei mai chiesto da dove provengano quei loop di batteria killer e quei campioni tagliati? Allacciate le cinture, perché stiamo per fare un viaggio nel tempo attraverso il mondo selvaggio dei beatmaker, dalle sue origini polverose alla follia digitale in cui viviamo oggi. Ma aspettate: non si tratta solo della storia del beatmaking. È una chiamata alle armi (sì, dita sui pad) per dimenticare i “type beats” e forgiare la propria strada. Riguarda l’importanza di essere un beatmaker autentico, quindi originale: il mio valore più importante!
IL GROOVE DELLA VECCHIA SCUOLA
Torniamo indietro all’età d’oro dell’hip-hop. Pensa a casse di vinili, giradischi impolverati e alla magia del campionamento. Pionieri come DJ Kool Herc, Grandmaster Flash e Afrika Bambaataa non si limitavano a suonare dischi; tagliavano, mettevano in loop e creavano suoni completamente nuovi. Hanno letteralmente inventato l’arte del breakbeat. Quel suono grezzo e grintoso? Quella era innovazione! Non cercavano preset “classici 808”, stavano creando i classici.
LA RIVOLUZIONE DEL CAMPIONAMENTO
Poi arrivarono i campionatori: l’SP-1200, la serie MPC, l’ASR-10. Queste macchine trasformarono il beatmaking in una forma d’arte. Produttori come Pete Rock, DJ Premier, J Dilla, RZA e altri trasformarono i campioni in capolavori pieni di sentimento e da far annuire la testa. Non stavano copiando; stavano reinterpretando, trovando gemme nascoste in vecchi dischi e trasformandoli in qualcosa di completamente nuovo. Hanno scavato in profondità, come dovresti fare anche tu.
L’ERA DIGITALE: UNA BENEDIZIONE E UNA MALEDIZIONE
Ora siamo nell’era digitale, dove tutti, anche le nonne, hanno un portatile e una DAW. È fantastico, le possibilità sono infinite! Ma ecco il trucco: con infinite possibilità digitali arriva la tentazione (e il rischio) di usare librerie di suoni pre-costruite e “type beat”. Lo so, è super veloce e facile. Ma facile non significa buono, originale o interessante. Creare qualcosa di classico richiede tempo e impegno… ma ecco la buona notizia: una volta che inizi, è più divertente! È un viaggio che dura una vita e ti fa crescere come artista (e anche come persona).
DIMENTICA I “TYPE BEATS”
I “Type Beats” sono una trappola! “Drake type beat”, “Travis Scott type beat”…sono ovunque. E anche se potrebbero farti ottenere clic, non ti faranno ottenere rispetto. Stai copiando un suono e stai copiando anche la creatività di qualcun altro. Dov’è il divertimento in questo? Dove sono la tua storia, le tue esperienze, la tua visione? Anche tu ti annoierai presto.
TROVA IL TUO STILE
Quindi, come ci si libera dalla trappola del sound-alike, type-beat?
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Diventa un crate digger: dimentica Internet per un minuto. Vai al tuo negozio di dischi locale, ai mercatini delle pulci, ai negozi dell’usato. Trova quei dischi oscuri, quei campioni strani, quei suoni che nessun altro usa.
- Sperimenta con il sound design: non affidarti solo ai preset. Modifica quelle manopole, stravolgi quei campioni, crea i tuoi suoni unici.
- Esplora generi diversi: non limitarti all’hip-hop. Ascolta jazz, funk, soul, elettronica, classica… e qualsiasi altra musica senza pregiuduzi. Più è varia la tua tavolozza musicale, più originali saranno i tuoi beat.
- Trova la tua ispirazione: non copiare solo i tuoi produttori preferiti. Trova ispirazione nei film, nei libri, nella natura, nelle tue esperienze di vita.
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Cerca librerie di suoni originali, non imitative, e addirittura crea le tue. Elabora, crea, salva i tuoi suoni, campioni e drum kit. Gioca, divertiti, sii creativo. In questo modo avrai un suono davvero unico.
LA CHIAVE SEI… TU!
Il beatmaking non riguarda solo la creazione di beat; riguarda l’espressione di sé stessi. Riguarda il rischio, lo superamento dei limiti e la creazione di qualcosa di unicamente tuo. Quindi, abbandona i preset, scava in profondità e lascia correre la tua creatività. Il mondo ha bisogno del tuo sound, non di un clone. Continua a far cenno di sì con quelle teste e sii originale! Peace.